martedì 26 giugno 2012

Vogliamo tutto, senza mezze misure!



Vogliamo tutto, fante cavallo e re. Non mezze misure o poche briciole, vogliamo tutti i diritti che ci appartengono dalla nascita. Basta contrattazioni, mezze proposte, strizzatine d’’occhio, vogliamo semplicemente il giusto. Uno slogan alquanto fanciullesco, un volere che spesso fa sorridere sulla bocca dei bambini, ma è quello che sentiamo che la nostra essenza di essere umani reclama: vogliamo i nostri diritti riconosciuti.

Sabato a sfilare per le strade di Roma eravamo in 150mila, gay, lesbiche, trans, queer, intersex, bisessuali e poi tanti e tanti altri a cui, ancora, dobbiamo trovare un nome per capire in che modo la sessualità vive, trasforma e fa liberare la propria voglia d’’amare. Noi chiediamo il riconoscimento di quello che già siamo e viviamo ogni giorno: vogliamo il matrimonio civile e le unioni civili per le persone dello stesso sesso, in modo di avere la scelta di come normare i nostri affetti.

Vogliamo estendere al partner, il genitore non biologico, la corresponsabilità sul minore. Vogliamo l’’adozione per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Vogliamo che la discriminazione sull’’orientamento di genere sia combattuta da interventi informativi per chiunque lavori nella pubblica amministrazione, nelle scuole e nelle forze dell’’ordine, al fine di combattere ogni forma di pregiudizio esistente nel nostro Stato.

Vogliamo che le persone transessuali e intersessuali abbiano le cure, l’’assistenza e le terapie necessarie alla transizione da un genere all’’altro, tutto erogato gratuitamente dallo Stato. Vogliamo istituzioni laiche dove il peso della Chiesa sia paragonato al peso di una farfalla su di una quercia. Vogliamo che ogni forma di violenza contro qualsiasi forma di diversità venga punita dalla legge in maniera dura e chiara.

Vogliamo che la famiglia eterossessule, composta da madre, padre e due bambini biondi, naturalmente uno maschio e uno femmina, non sia l’’unico modello a cui aspirare per essere felici o per dire: “”Sono una famiglia!””. Vogliamo che famiglia sia il singolo individuo e tale debba essere considerato sia dalle istituzioni che dal sistema di welfare.

Vogliamo sostegni reali al reddito che aiutino gli individui, singolarmente, a crescere nella società, vivere in maniera autonoma in modo da renderli liberi dal legame/vincolo con le famiglie d’’origine. Vogliamo una ricchezza condivisa, un’‘informazione condivisa e accessibile anche, ad esempio, alle persone sorde, che fanno parte di questa società e che hanno bisogno di parole legate al gesto per capire la realtà che li circonda.

Mancano i mezzi per informali, non l’’intelligenza di chi vorrebbe capire e sviluppare così una coscienza critica. È sì, perché a sfilare c’’erano anche i sordi con i loro silenzi e i loro sorrisi. La differenza nella differenza: sordi e omosessuali, sordi e lesbiche.

Se voi foste venuti al Pride sareste rimasti esterefatti dalla bellezza della diversità. La bellezza di poter esprimersi in maniera libera. Il Pride è questo è la manifestazione di ogni individualità e la gioia e l’’orgoglio di essere diverso e felice di esserlo. La diversità fa crescere, nutre stimola. E che gli omosessuali siano allegri e un clichè che in fondo è reale perché è impossibile essere arrabbiati o tristi di fronte a chi riesce a essere, semplicemente, sé stesso senza bisogno di maschere.

Alla parata come alle tre giornate Pride Prak, che si sono svolti a villa Gordiani, sempre a Roma, c’’era anche Arci Cultura Lesbica Viterbo, in modo da farci conoscere anche fuori provincia, sia dalle organizzazioni romane sia da gay, lesbiche, trans viterbesi, che hanno deciso di emigrare per essere finalmente liberi.
 
 
Emanuela Dei

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